Un anno in trincea tra luci e ombre

di - 19/12/2010 : 2 commenti - Lascia il tuo commento

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Anche il Pardo se ne è andato sotto l’ala tedesca del gruppo Bavaria, i concessionari boccheggiano, vendere una barca a vela usata in Italia è praticamente impossibile, se non al prezzo delle patate.
Anche il motore a quanto si sa non se la passa bene, anche se Ferretti, il grosso produttore al mondo di Megayacht, sembra essere ripartito dopo la profonda crisi dei due anni passati.

Per chi volesse approfondire è uscita questa curiosa intervista con Anton Francesco Albertoni, presidente di Confindustria Nautica ed a leggerla c’è da rimanere stupiti, non solo per l’ottimismo e la visione entusiastica, ma anche per i larghi apprezzamenti al governo. Vabbè, se non ci credete è uscita su Il Giornale che dite, ci dobbiamo fidare?

“Il settore salvato dalla determinazione e dal coraggio degli imprenditori, ma siamo riusciti a farci ascoltare dal Palazzo. Pagelle? Bene Sviluppo economico, Infrastrutture e Semplificazione. Rimandati Ambiente e Turismo”

Hanno reagito alla gran­de crisi rimboccandosi le ma­niche e mettendo in azienda anche i risparmi di famiglia. Hanno perso competitività e fatturato con percentuali im­portanti, ma continuano a credere in un comparto uni­co al mondo. E oggi fanno l’ennesimo bilancio. Quello di un 2010 passato in trincea, tra sofferenze e ossa rotte da ricomporre, ma con determi­nazione e coraggio. La nauti­ca italiana è ancora viva gra­zie a questi uomini d’impre­sa. Ripercorriamo un difficile 2010 insieme con il presiden­te di Confidustria Nautica, Anton Francesco Albertoni.

Presidente, un anno non proprio da dimenticare
«Direi di no. Nel 2009 aveva­mo lanciato un segnale forte alla politica convocando l’as­semblea straordinaria della Nautica durante il Salone di Genova. Avevamo bisogno di un dialogo più franco e co­struttivo con più dicasteri. Un dialogo che abbiamo ritro­vato con tenacia e fatica. Tut­tavia l’attività istituzionale di Ucina è stata fortemente con­dizionata da una situazione politica per così dire in evolu­zione… Di giorno in giorno abbiamo dovuto rivedere le nostre strategie per indivi­duare le migliori opportunità del momento. Da questo nuo­vo rapporto con il Palazzo, e soprattutto con il ministero dello Sviluppo economico, è nato quello che io considero un grande successo politico: gli incentivi per la nautica. Devo dire che dopo Scajola anche il ministro Paolo Ro­mani ha aperto il fondo unico alla nautica consentendoci di raddoppiare l’importo ini­zialmente previsto a quasi 40 milioni di euro. Ma è altret­tanto importante il supporto che lo Sviluppo economico ci fornisce per l’internazionaliz­zazione attraverso l’Ice».

Dimentica il buon lavoro del ministro Matteoli… «Affatto. Il discorso è diverso. Oggettivamente le Infrastrut­ture avrebbero potuto fare di più per il recupero della por­tualità mercantile, progetto peraltro da noi presentato già al Satec di Palermo nel maggio 2008. Però non pos­siamo imputare al buon Mat­teoli la scarsità di risorse. La crisi è stata spietata. Ma è da qui che nasce l’idea di aprire un altro fronte con il ministe­ro della Semplificazione, con il quale non avevamo mai col­­laborato. Per noi è stata una scoperta sorprendente. Ab­biamo trovato in Roberto Cal­deroli un interlocutore vali­do e preparato. E i frutti sono stati immediati con l’appro­vazione alla Camera (ma an­cora in discussione al Senato, ndr ) dei tre famosi emenda­menti: superyacht, trasporti eccezionali e pontili galleg­gianti. Non ultimo il recupe­ro della portualità che entra nel pacchetto del federali­smo demaniale e che porterà a una rivoluzione vera e pro­pria del demanio. Quindi, Svi­luppo Economico, Infrastrut­ture e Semplificazione sono stati tre interlocutori impor­tanti in questo ultimo anno».

Presidente, la filiera nauti­ca è un comparto comples­so, fatto di diverse realtà. Insomma non solo bar­che, ma anche turismo e ambiente. «Già. Ci dispiace constatare che due altri ministeri – Am­biente e Turismo- altrettanto strategici per noi hanno fatto davvero poco. Abbiamo man­cato in pieno l’ammoderna­mento del sistema Paese. L’industria nautica, sul mer­cato interno, che per forza di cose è il nostro primo merca­to di sbocco, deve fare i conti con l’elemento naturale (l’ambiente marino) e l’ele­mento economico (il turi­smo nautico). È difficile capi­re perché non si riesca ad ac­celerare il processo di revisio­ne della legge quadro, vec­chia di 30 anni, che sta soffo­cando l’economia dei territo­ri. Sono certo che un ministro del Sud, come Stefania Presti­giacomo, sia sensibile all’eco­nomia del Meridione. Se c’è un settore dal quale può parti­re quella economia è proprio questo».

Si dice in giro che l’ultimo Satec sia stato un trionfo personale di Albertoni… «Macché trionfo. Solo un rico­noscimento importante nel momento storicamente più difficile della nautica da di­porto. Un rinnovo di manda­to e di fiducia che ha superato le mie stesse aspettative. Un mandato ampio nell’occhio del ciclone di una crisi econo­mico- finanziaria è sì grande soddisfazione, ma anche una enorme responsabilità. Più lavori e più ti rendi conto che da soli non sifa niente.C’è bi­sogno di una squadra che fun­zioni. E la nostra funziona, con le nostre aziende che con­tinuano a investire e a rim­boccarsi le maniche. Purtrop­po non è così per la squadra politica…».

Poi è arrivata l’estate cal­da con gli arrembaggi agli yacht degli evasori che for­se evasori non erano…
«È stato un attacco violentissi­mo al nostro settore, ingiusti­ficato, gratuito, immotivato, inconcludente. Di certo è ri­masto solo il danno, d’imma­gine ed economico (circa 1 miliardo, ndr ), considerata la fuga degli yacht verso mete più tranquille».

Però, si mormora, lei ha se­dotto il tassator cortese… «Dopo quella sfortunata pa­rentesi, Ucina ha incrementa­to i r­apporti con l’Agenzia del­le Entrate. Posso solo auspica­re che questo rapporto co­struttivo porti velocemente a una chiarezza della normati­va sul charter. Devo dire che durante il Nautico di Genova proprio Attilio Befera ci ha da­to un segnale imp­ortante sot­toscrivendo il manuale sul le­asing. Ora tutto va concretiz­zato con le circolari applicati­ve. Questo settore ha bisogno di chiarezza. Io spero che nel prossimo agosto le prime pa­gine dei giornali debbano oc­cuparsi di altro… Se voglia­mo davvero arrestare la gran­de fuga verso i porti stranieri questi problemi dovranno es­sere risolti entro il prossimo marzo. Le società di charter internazionali stanno già ela­borando i loro programmi per il 2011. Dobbiamo dire al mercato che le regole sono fi­nalmente chiare anche in Ita­lia. A febbraio andiamo al sa­lone di Miami. Che cosa dire­mo al mercato americano? Che è meglio girare al largo dalle nostre coste? La perdita economica sarebbe deva­stante. Nell’ultimo anno il no­­stro settore, molto più di altri, si è dovuto adattare a una ri­duzione del giro d’affari, a nu­meri diversi. Avere una mac­china tarata per fare i 100 chi­lometri l’ora e doverla ritara­re sui 50 è molto difficile. La frenata è stata forte. Ripartire ha comportato un ridimen­sionamento, la ricerca di un nuovo equilibrio economico in tutte le aziende».

E siamo all’ultimo Nauti­co, il vostro prodotto che secondo qualcuno dovreb­be rivedere la formula. «Vero. Ma siamo già al lavoro per il 2011, consapevoli della necessità di un maquillage. Nel 2006-2007 abbiamo fatto una prima, grande rivoluzio­ne: la nuova darsena, posti in acqua triplicati, darsena tec­nica per la vela, il padiglione B e altro ancora. È stata una risposta forte. Oggi, lavoran­do su un quartiere fieristico modificato, dobbiamo inter­venire con delle specificità al­l’interno, a supporto dei servi­zi sia per i grandi yacht sia per i visitatori. Ma anche servizi diversi per la piccola nautica, componentistica e accessori. E anche un qualcosa, che stia­mo studiando, per rendere il salone più divertente, attratti­vo e spettacolare».

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2 commenti a “ Un anno in trincea tra luci e ombre ”

  1. Pdm on 20/12/2010 at 21:00

    questo fa concorrenza a Scilipoti… bel duello!

  2. haranbanjo on 27/12/2010 at 15:38

    ma fatelo tacere sto nervo che non distingue un Iveco da un Bavaria.
    gente così è la rovina dell’Italia, raccomandati che nonostante siano li da 30 anni ancora non hanno imparato a lavorare.
    A zappare zappare zappare.
    Qui mi sono scompisciato:
    “Ab­biamo trovato in Roberto Cal­deroli un interlocutore vali­do e preparato” e poi qui: ” Però non pos­siamo imputare al buon Mat­teoli la scarsità di risorse”
    veramente commovente e a chi dovremmo imputarle? se non è in grado di farseli dare lei i soldi signor ministro forse è il caso che si dimetta…

    il culmine lo raggiunge qui: “È stato un attacco violentissi­mo al nostro settore, ingiusti­ficato, gratuito, immotivato, inconcludente. Di certo è ri­masto solo il danno, d’imma­gine ed economico (circa 1 miliardo, ndr ), considerata la fuga degli yacht verso mete più tranquille” e certo se fai pagare le tasse non vendi più uno yacth e scappano tutti all’estero! Alberoni o come diavolo ti chiami ma vatte a ripone che manco la terra puoi zappare…
    ancora qui: “Se voglia­mo davvero arrestare la gran­de fuga verso i porti stranieri questi problemi dovranno es­sere risolti entro il prossimo marzo” se vabbè i problemi non li hanno risolti in 8 anni che stanno lì e mo li risolvono in 6 mesi con il ministro di “colpo grosso” aaah ahhhh ahhh ahhhhh ahhhhh ahhhhhhhh haaaaaaaaaaaa haaaaaaaaaaaa ahhhhhhhah haaaaaaaaaa haaaaaaaaaaa
    sarebbe da chiedersi come al solito quale è il titolo di studio e in quale Università è stato conseguito.

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